Dall'8 maggio scorso i network radiofonici non trasmettono i nuovi brani
prodotti dalle major discografiche : è l'ultima conseguenza causata dal duello in corso tra l'industria musicale e le 10 grandi emittenti private che operano in
Italia: Radio RTL 102.5, Radio 105, RDS, Radio Monte Carlo, Virgin
Radio, Radio DeeJay, Radio Capital, M2O, Radio 101 e Radio Italia.
Oggetto della discordia l'equo compenso che queste ultime
devono ai produttori per la pubblica diffusione via etere del loro
repertorio discografico.
Il nocciolo della questione è la percentuale
alla base del contratto di cessione dei diritti. In un'animata
conferenza stampa tenutasi ieri, Saverio Lupica, Presidente di Scf
Consorzio Fonografici, , ha usato parole forti per fotografare la
situazione: "Alle radio abbiamo
chiesto nel 2006, quando è scaduto il vecchio accordo, un incremento del
compenso sui diritti al fine di tutelare l'industria musicale, gli
artisti e il pubblico. Abbiamo trovato da parte loro una ferma chiusura e
a dicembre 2008 ci siamo rivolti a un giudice. Ma non è servito a
trovare un accordo". Il motivo della rottura è noto: Scf chiede di
elevare il compenso attualmente fermo a poco più dell'1% dei ricavi
lordi dei network almeno al 2%, e cioè il minimo dovuto per legge
secondo quanto stabilito dal Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri) del settembre 1975.
"La musica – ha rincarato la dose Lupica – occupa almeno il 50% del loro
palinsesto, e cioè 12/15 ore al giorno, ed è paradossale che abbiano
chiesto ai produttori una liberatoria per pubblicare senza obblighi
economici i nuovi brani. Oggi le 10 radio nazionali fatturano nel
complesso oltre 200 milioni di euro ed è evidente che l'attuale compenso
non è un'equa remunerazione per le case discografiche, soprattutto se
rapportato a quanto riconosciuto sui loro ricavi lordi dai network
radiofonici negli altri Paesi europei: 2% in Spagna, 4% in Francia e
Regno Unito e 5,6% in Germania. Noi siamo aperti al confronto, ma le
radio devono adeguare i compensi agli standard di mercato".
In sostanza questa guerra sui diritti discografici in Italia vale circa due
milioni di euro, a cui si aggiungono i circa cinque milioni che
costituiscono l'attuale debito delle radio verso Scf.
L'ultima presa di posizione ufficiale
delle radio risale al comunicato diffuso nei giorni scorsi dalla Rna (Radio
Nazionali Associate): "Scf non intende trattare il rinnovo della
convenzione scaduta a fine 2006 pretendendo prima un incremento del 40 %
dei compensi, poi la cancellazione della normativa italiana in materia
di compensi per i diritti connessi o fonografici".
Tratto da ilsole24ore.com del 25 maggio 2010
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