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Quella di Alessandro Ferrais è una storia musicale che non prevede una collocazione né di tempo né di luogo. E’ una biografia interiore, o meglio, dell’interiorità: non interessa raccontare l’esperienza musicale come fredda elencazione di concerti, di locali, dove si è registrato,con chi si è suonato o dove si è nati. Questo non rientrerà nella biografia di Ferrais. L’attrazione per la dimensione invisibile delle cose, il linguaggio dell’assenza, il richiamo per l’indefinito, la centralità della morte come spigolo vitale dell’esistenza, il rapporto tra la noia e l’estasi, l’eterna altalena tra la propria natura e l’esclusione dalla stessa, formano il delta di un fiume immaginario, prisma musicale e di vita. Ogni canzone di A. Ferrais appartiene a se stessa, rifiuta un’ identità di genere,il perimetro di canzone scritta per un album. La musica e la poetica di Ferrais sono ben lontane dall’essere inseriti in un progetto o in una struttura definita: è proprio la bellezza della non-identità e la finzione del controllo della realtà ad essere la chiave e il codice per riuscire ad introdursi nella sua stanza artistica, a comprendere l’eternità in una visione.
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